Capri, 9 maggio 2026 – Dalle analisi agli impegni, dai tavoli di confronto a una piattaforma comune per il futuro delle politiche attive del lavoro. È questo il senso del Patto di Capri, presentato oggi al Net Forum da Antonio Capone di Sviluppo Lavoro Italia, come esito di un percorso costruito prima e durante le giornate capresi.
Non un documento calato dall’alto, ma il risultato di un percorso costruito nei territori, nei tavoli di lavoro e nel confronto tra istituzioni, Regioni, Fondi interprofessionali, imprese, ITS Acedemy e enti di formazione.
Il Patto nasce dal lavoro preparatorio svolto prima dell’appuntamento caprese, con una metodologia ispirata al Pact for Skills europeo e con un percorso di ascolto articolato su tre settori strategici: turismo, industria e agroalimentare. Sviluppo Lavoro Italia ha accompagnato questo processo con un ruolo di raccordo tecnico e istituzionale, contribuendo a trasformare i fabbisogni emersi nei territori in materiali di lavoro, priorità e direttrici operative.
Durante i cinque giorni di Capri, questo patrimonio è stato rielaborato nei gruppi di lavoro e nei momenti di confronto. Il risultato, ha spiegato Capone, è la condivisione degli elementi fondamentali del Patto: una base comune che verrà portata “fuori da Capri” per essere formalizzata e proposta agli attori del sistema.
Al centro ci sono alcuni nodi molto concreti: la necessità di semplificare e razionalizzare la governance delle politiche attive, superare la frammentazione degli strumenti, rendere interoperabili i dati, collegare meglio formazione e domanda reale delle imprese. In particolare, il tema dei dati è emerso come leva decisiva: non per costruire nuove banche dati, ma per porre le domande giuste ai sistemi già esistenti e ottenere risposte utili alla programmazione delle politiche.
Un passaggio che conferma il ruolo di Sviluppo Lavoro Italia come soggetto capace di trasformare il confronto tra sistemi, livelli istituzionali, formazione, lavoro, politica e territori in una base operativa comune
Attorno al Patto di Capri si è riunita una platea istituzionale di primo piano. Erano presenti, tra gli altri, il sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro Claudio Durigon, Vincenzo Caridi, capo Dipartimento del Ministero del Lavoro, Massimo Temussi, direttore generale per le Politiche attive del lavoro, Francesco Zaffini, presidente della Commissione Lavoro del Senato, Susanna Camusso, componente della Commissione Lavoro del Senato, Francesco Silvestro, presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali, e Carmela Auriemma, presidente vicaria del Gruppo parlamentare Movimento 5 Stelle.
La presenza del sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro Claudio Durigon ha dato al confronto un peso istituzionale rilevante. La partecipazione del Governo, insieme a quella del presidente della Commissione Lavoro e Sanità del Senato Francesco Zaffini, è stata indicata come condizione importante per accompagnare gli impegni emersi a Capri e tradurli in una strategia nazionale più coerente. Non solo ascolto, dunque, ma assunzione di responsabilità istituzionale rispetto a un percorso che chiede continuità.
Tra i nodi emersi con maggiore forza ci sono la semplificazione della governance, la razionalizzazione degli strumenti, l’integrazione dei dati, la costruzione di uno skill framework più aderente alle trasformazioni del lavoro e la necessità di collegare meglio formazione, competenze e domanda delle imprese.
Il Patto di Capri si presenta così come un passaggio politico e operativo: non una semplice dichiarazione di intenti, ma il tentativo di costruire un’agenda comune per rendere le politiche attive più leggibili, più coordinate e più vicine ai bisogni delle persone. In questa prospettiva, il lavoro svolto da Sviluppo Lavoro Italia prima e durante Capri rappresenta uno degli elementi più concreti dell’intero percorso: portare metodo dove spesso c’è dispersione, favorire convergenza dove prevalgono competenze separate, trasformare il confronto in impegno.
