Non basta formare persone per occupare posti di lavoro già esistenti. La velocità con cui cambiano tecnologie, processi produttivi e modelli organizzativi impone un cambio di prospettiva: la formazione deve diventare una componente permanente del funzionamento delle imprese e dei territori.
È un tema che già si conosce ma che poco si riesce ad applicare. Il secondo Laboratorio di sperimentAzione del Net Forum 2026 ha cercato di inquadrarlo nel concetto di “Apprendimento distrettuale”, dove competenze, filiere e territori lavorano insieme per una nuova competitività industriale. Il Laboratorio, svoltosi il 22 settembre al Meyer Health Campus di Firenze, è stato organizzato da S3.Studium in collaborazione con FonARCom, e ha sviluppato il confronto intorno a tre direttrici: governance delle competenze, innovazione dei modelli formativi e costruzione di ecosistemi territoriali capaci di trasformare conoscenza e capitale industriale in sviluppo.
Il territorio come ambiente di apprendimento
Firenze e la Toscana rappresentano un contesto particolarmente significativo per una riflessione che parte dalla tradizione dei distretti industriali e guarda alle trasformazioni contemporanee. Come ha evidenziato Marco Bellandi dell’Università di Firenze, la formazione non avviene soltanto nelle istituzioni educative o all’interno delle imprese: anche il territorio può diventare uno spazio nel quale conoscenze, esperienze e competenze circolano attraverso le relazioni tra aziende, istituzioni e comunità professionali.
È una capacità che ha storicamente caratterizzato i distretti italiani e che oggi deve confrontarsi con nuove esigenze. Digitalizzazione, transizione green e intelligenza artificiale stanno infatti modificando non soltanto le professioni, ma anche la loro struttura interna, integrando competenze tecniche, digitali, organizzative e relazionali.
I dati del sistema Excelsior, richiamati da Riccardo Cuomo di Unioncamere, restituiscono la dimensione del problema: nel 2025, a fronte di circa 5,8 milioni di contratti programmati, circa 2,7 milioni di figure professionali risultavano di difficile reperimento. Un mismatch che non dipende soltanto dalla mancanza di candidati, ma anche dalla distanza tra competenze disponibili e competenze richieste.
Dalla risposta ai fabbisogni alla capacità di anticiparli
In questo scenario la formazione continua diventa una componente strutturale della competitività. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la quantità dei percorsi disponibili, ma la loro capacità di rispondere rapidamente ai cambiamenti.
Come ha sottolineato Lucia Alfieri, consigliera FonARCom, questo tema è particolarmente rilevante per micro e piccole imprese, che spesso dispongono di minori risorse per analizzare i fabbisogni e organizzare percorsi formativi. Rendere disponibili finanziamenti non basta: occorre semplificare l’accesso e ridurre il tempo tra l’emersione di una necessità e l’attivazione della formazione.
Anche le filiere possono diventare luoghi di diffusione delle competenze. L’esperienza illustrata da Ludovica Fiaschi di Baker Hughes, con la Baker Hughes Academy sviluppata insieme all’Università di Firenze e ad altri attori del territorio, mostra come la competitività delle grandi imprese sia strettamente connessa alla capacità di innovare delle aziende che compongono la loro rete.
ITS Academy e imprese: dalla formazione alla filiera delle competenze
La discussione ha confermato il ruolo degli ITS Academy come infrastruttura di collegamento tra giovani, imprese e innovazione. Euclide Della Vista ha mostrato come la tecnologia attraversi ormai tutte le filiere, dall’agricoltura al turismo, mentre Marialaura Cosimi ed Ettore Acerra hanno richiamato la necessità di rendere l’offerta tecnica superiore sempre più coerente con i fabbisogni territoriali e di filiera. La collaborazione tra Stato, Regioni, imprese, Fondi interprofessionali e sistema formativo diventa quindi una condizione essenziale per trasformare gli ITS in una vera infrastruttura nazionale delle competenze.
La sessione dedicata ai modelli, coordinata da Ugo Calvaruso, ha poi portato il confronto su un terreno molto concreto, mettendo insieme i diversi punti di vista della filiera delle competenze: quello degli ITS Academy, con Francesco Casillo e Giuseppa Antonaci; quello delle imprese, con Filippo Pacione e Gianluca Dell’Antoglietta; quello degli enti di formazione, con Edda Laterza. Ne è emersa una richiesta comune: superare la logica del corso isolato e costruire percorsi capaci di accompagnare filiere integrate, continuità occupazionale, innovazione e crescita delle imprese.
Le imprese chiedono profili più flessibili, capaci di lavorare lungo filiere integrate e di accompagnare processi che non si esauriscono nel tempo della raccolta o nella singola mansione.
A rafforzare questo passaggio è stato anche Nicola Patrizi, Presidente di FederTerziario, che ha richiamato la comunanza tra ITS Academy e Fondi interprofessionali: entrambi funzionano quando riescono ad avvicinare formazione e imprese, soprattutto nel caso delle micro e piccole realtà produttive.
Verso il distretto cognitivo
È da queste riflessioni che emerge il passaggio dal distretto produttivo al distretto cognitivo: un ecosistema nel quale imprese, ricerca, formazione, istituzioni e servizi riescono a scambiarsi conoscenza in modo continuo.
La sfida diventa quindi costruire una vera governance delle competenze, capace di mettere in relazione dati, fabbisogni e attori diversi per anticipare i cambiamenti anziché limitarsi a reagire quando sono già avvenuti.
La competitività di un territorio dipenderà sempre più non soltanto dalle competenze che possiede, ma dalla sua capacità di generarne di nuove, trasferirle tra persone e imprese e aggiornarle rapidamente. È questa l’infrastruttura cognitiva su cui costruire nuove traiettorie di sviluppo.
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Cos’è il modello del distretto industriale?
Nel modello sviluppato da Giacomo Becattini, riprendendo e aggiornando il concetto marshalliano di industrial district, il distretto industriale non è semplicemente una concentrazione geografica di imprese dello stesso settore. È un sistema produttivo e sociale radicato nel territorio, nel quale imprese, lavoratori, famiglie, istituzioni e comunità condividono competenze, relazioni e cultura produttiva.
Come ha ricordato Marco Bellandi al Net Forum di Firenze, la forza del distretto nasce anche da quella che Marshall definiva “atmosfera industriale”: un ambiente in cui conoscenze e saperi circolano non solo attraverso la formazione formale, ma anche per prossimità, esperienza, mobilità dei lavoratori e relazioni quotidiane. Il territorio diventa così una vera e propria “terza forza” della formazione, accanto alle istituzioni formative e alle imprese. Net Forum Firenze’s transcript
Il punto oggi è aggiornare quel modello: alle competenze manifatturiere tradizionali devono integrarsi servizi, digitale e nuove capacità organizzative, mantenendo però il valore delle reti locali e della conoscenza contestualizzata che ha storicamente sostenuto la competitività dei distretti italiani.



























