Il Laboratorio del Net Forum di Trieste fa emergere una nuova chiave di lettura per lo sviluppo delle destinazioni: il rapporto tra tempi della trasformazione turistica, l’evoluzione delle professionalità e la qualità dell’esperienza stessa.
Il 14 ottobre, presso la Camera di Commercio Venezia Giulia e insieme a Fondo Conoscenza, si è svolto il laboratorio conclusivo del Net Forum 2026, dedicato al tema “Costellazione dei servizi. Competenze, filiere e territori per una nuova competitività turistica”. Il confronto tra istituzioni, imprese, rappresentanze professionali e sistema della formazione ha consentito di approfondire una questione centrale: la crescita dei flussi e degli investimenti turistici non determina automaticamente un miglioramento della qualità e della competitività di una destinazione.
Trieste rappresenta un osservatorio particolarmente interessante. L’espansione dell’offerta ricettiva, lo sviluppo del turismo congressuale e la dimensione transfrontaliera configurano un sistema in trasformazione, nel quale diventa essenziale comprendere come le diverse componenti dell’offerta riescano ad accompagnare il cambiamento.
Come evidenziato da Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi Trieste e di Convention and Visitors Bureau Trieste, nei prossimi tre anni sono previste circa 500 nuove camere alberghiere. Un’espansione che porta con sé nuove opportunità, ma anche la necessità di disporre, nei tempi giusti, delle professionalità indispensabili per sostenere la crescita. La questione si amplia considerando quanto emerso dagli altri contributi: l’attrattività di una destinazione non si misura soltanto nella capacità di generare flussi turistici, ma anche nella possibilità di trasformarli in qualità dell’offerta, valore economico e sostenibilità dello sviluppo.
Quando i tempi di crescita non coincidono
Gli investimenti infrastrutturali seguono programmazioni pluriennali, le imprese devono rispondere a esigenze operative immediate, la formazione richiede tempi di progettazione e sviluppo, mentre l’esperienza turistica si costruisce attraverso interazioni che avvengono in tempo reale.
Concetto Parisi, presidente di Fondo Conoscenza, ha richiamato proprio la difficoltà di rispondere attraverso i tradizionali tempi della formazione a esigenze che, soprattutto nel turismo, possono manifestarsi ed evolvere in pochi mesi. A questa distanza si aggiunge una terza dimensione, evidenziata da Stefano Puissa: quella dell’esperienza turistica, che si costruisce e si modifica continuamente durante l’interazione tra visitatore e operatori. Marco Damiano, attraverso il contributo del sistema informativo Excelsior, ha introdotto invece il valore dei dati per anticipare le trasformazioni della domanda di lavoro.
Questi disallineamenti possono produrre difficoltà nel reperimento delle professionalità, discontinuità nella qualità dei servizi e una distanza crescente tra l’immagine della destinazione e l’esperienza effettivamente vissuta dai visitatori. Il rischio principale è che investimenti, competenze, servizi ed esigenze dei visitatori evolvano secondo tempi differenti, senza trovare adeguati punti di raccordo. Il possibile coordinamento organizzativo e territoriale si può fondare solo sulla capacità di anticipare e coordinare queste trasformazioni, diventando così una condizione essenziale della competitività territoriale.
Dalla qualità del singolo servizio alla coerenza dell’esperienza
Un secondo elemento significativo riguarda il rapporto tra identità della destinazione e qualità dell’esperienza turistica. Le riflessioni di Francesca Pitacco, presidente dell’Associazione Guide Turistiche Friuli-Venezia Giulia, richiamano l’importanza di mantenere una relazione coerente tra il racconto del territorio e ciò che il visitatore incontra concretamente. La qualità non dipende quindi esclusivamente dalle prestazioni delle singole imprese o dalla preparazione dei singoli professionisti. Si costruisce attraverso una pluralità di interazioni che coinvolgono accoglienza, mobilità, patrimonio culturale, servizi, comunità locali e capacità di interpretare le aspettative dei visitatori.
Questo sposta anche il significato della formazione: non basta sviluppare competenze all’interno delle singole organizzazioni, occorre rafforzare quelle capacità relazionali, interpretative e collaborative che permettono ai diversi operatori di contribuire a un’esperienza complessiva riconoscibile e di qualità.
Le evidenze del laboratorio restituiscono un’immagine del turismo nella quale competitività, lavoro e formazione risultano strettamente interdipendenti. La programmazione degli investimenti richiede anticipazione dei fabbisogni; la rapidità dei cambiamenti richiede strumenti formativi adattivi; la qualità dell’esperienza richiede coordinamento tra operatori; l’identità territoriale richiede competenze capaci di interpretarla e valorizzarla.
Da Trieste emerge così una prospettiva di sviluppo: la competitività turistica dipende sempre più dalla capacità collettiva di sincronizzare le trasformazioni del territorio, evitando che la crescita delle singole componenti produca nuovi squilibri nell’insieme.
È su questa capacità, più che sulla semplice disponibilità di risorse e servizi, che si apre un nuovo spazio di ricerca e sperimentazione per le politiche delle competenze.
La sincronizzazione territoriale come modello di sviluppo
La lettura integrata delle evidenze emerse a Trieste consente di formulare un’ipotesi interpretativa: una destinazione turistica diventa competitiva quando riesce a coordinare quattro processi che operano secondo tempi e logiche differenti.
- Anticipare: collegare investimenti e prospettive di crescita alla previsione dei fabbisogni professionali.
- Adattare: rendere la formazione capace di rispondere tempestivamente alle trasformazioni del lavoro.
- Connettere: sviluppare competenze e pratiche collaborative tra gli operatori che partecipano alla costruzione dell’esperienza turistica.
- Verificare: osservare continuamente la distanza tra attrattività promessa, servizi erogati ed esperienza vissuta.
Il modello propone di leggere il fabbisogno di competenze non come una richiesta isolata delle imprese, ma come un segnale delle trasformazioni e delle interdipendenze dell’intero sistema territoriale.
La sua possibile evoluzione operativa consiste nella costruzione di strumenti condivisi di anticipazione, progettazione formativa e osservazione della qualità dell’esperienza, capaci di accompagnare lo sviluppo della destinazione.
La sincronizzazione territoriale costituisce un’ipotesi di lavoro derivata dalla restituzione scientifica del laboratorio, da sottoporre a successivi approfondimenti e verifiche.



























