L’Italia affronta le trasformazioni industriali con un tratto strutturale che condiziona profondamente la capacità di innovare, investire e sviluppare competenze: la dimensione delle imprese. Secondo lo SME Country Fact Sheet 2025 della Commissione europea, riferito alle stime 2024 per il settore produttivo non finanziario, le microimprese con meno di dieci occupati rappresentano il 94,1% delle imprese italiane. Considerando anche piccole e medie imprese, la quota raggiunge il 99,9%. Le PMI concentrano il 75% dell’occupazione e generano il 65% del valore aggiunto del settore.
Il quadro più recente della demografia imprenditoriale conferma la diffusione capillare dell’impresa sul territorio: secondo Unioncamere e InfoCamere, alla fine del 2025 erano registrate in Italia circa 5,85 milioni di imprese, con una crescita dello stock dello 0,96% nell’arco dell’anno.
Questa configurazione produttiva ha contribuito a definire uno dei caratteri più originali dello sviluppo industriale italiano: la capacità delle imprese di costruire valore attraverso il territorio. Gli studi degli economisti Giacomo Becattini, tra i principali teorici italiani del distretto industriale, e Sebastiano Brusco, studioso dei sistemi produttivi locali e delle reti di piccole imprese, hanno mostrato come specializzazione produttiva, prossimità geografica, relazioni tra imprese e circolazione delle conoscenze contribuissero alla competitività complessiva dei territori.
La vicinanza tra aziende favoriva la diffusione dei saperi tecnici, la formazione delle professionalità, la mobilità delle competenze e l’adozione delle innovazioni. Una parte rilevante della conoscenza necessaria alla competitività veniva generata e trasferita attraverso le relazioni quotidiane della filiera.
Le trasformazioni in corso rendono oggi questa capacità ancora più strategica. Digitalizzazione, intelligenza artificiale, transizione ecologica e cambiamento demografico accelerano l’evoluzione dei processi produttivi e delle professionalità. Le competenze devono quindi essere aggiornate con maggiore continuità e anticipate rispetto ai fabbisogni che emergono nelle imprese.
Il tema dei distretti torna così al centro della riflessione industriale attraverso una domanda nuova: come può un territorio organizzare in modo stabile la propria capacità di apprendere e trasformare conoscenza in competenze disponibili per le imprese?
Le risorse per trovare risorse
Il tema delle competenze è come sempre centrale e il punto di partenza è noto alle imprese: la difficoltà di reperire profili adeguati è solo uno dei segnali della trasformazione in corso.
Nel primo semestre 2025, secondo CNEL e Unioncamere, il 48% delle assunzioni programmate risultava di difficile reperimento, con una quota che saliva al 59,7% nel metalmeccanico e nell’elettronica.
Il quadro è però più ampio. Invecchiamento della popolazione, ricambio imprenditoriale, digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità e frammentazione delle filiere stanno modificando professionalità, processi e organizzazione del lavoro. Per le imprese di minore dimensione, aggiornare le competenze, leggere i nuovi fabbisogni e accompagnare l’innovazione richiede risorse organizzative difficili da costruire individualmente.
Da qui cambia la scala del problema. La produzione assume sempre più la forma di una fabbrica-territorio, nella quale imprese, fornitori, servizi avanzati, ricerca, logistica e formazione concorrono alla stessa catena del valore. Crescono così le competenze di interfaccia, la capacità di lavorare lungo le reti e l’integrazione tra manifattura, servizi e innovazione.
In questo scenario, anche l’apprendimento deve trovare una dimensione coerente con la filiera e con il territorio.
Il territorio torna a essere un luogo di apprendimento
Da questa esigenza nasce l’idea di apprendimento distrettuale.
Il concetto descrive la capacità di un ecosistema produttivo di leggere le trasformazioni, anticipare i fabbisogni, organizzare percorsi di aggiornamento, diffondere conoscenza e accompagnare l’innovazione nelle imprese. Tre infrastrutture possono dare forma concreta all’apprendimento distrettuale:
- Dati e Labour Market Intelligence. Il sistema dispone già di molte informazioni su mercato del lavoro e formazione, distribuite tra Unioncamere, INAPP, Regioni, Sviluppo Lavoro Italia, Fondi interprofessionali e imprese. La sfida è integrarle per anticipare professionalità emergenti, competenze richieste, impatto dell’automazione e fabbisogni di aggiornamento.
- Modelli di apprendimento. Academy di filiera, formazione on the job, microlearning, percorsi modulari e certificabili, reti interaziendali e strumenti supportati dall’intelligenza artificiale possono avvicinare la formazione ai processi produttivi e alle trasformazioni che attraversano concretamente il lavoro.
- Cooperazione. Imprese, università, ITS Academy, Fondi interprofessionali, enti bilaterali, ricerca, istituzioni territoriali e parti sociali possono costruire una capacità condivisa di risposta al cambiamento.
Ciascun soggetto possiede risorse, informazioni o capacità operative. La qualità della connessione tra queste risorse determina la capacità del territorio di reagire al cambiamento.
È in questa prospettiva che il distretto industriale può evolvere in distretto cognitivo: un ecosistema capace di generare conoscenza e trasformarla continuamente in competenze disponibili per le imprese.
Politiche attive e formazione continua dentro la politica industriale
Questa evoluzione amplia anche il perimetro delle politiche attive. Anticipazione dei fabbisogni, aggiornamento degli occupati, transizioni professionali e accompagnamento delle imprese entrano in una stessa strategia di adattamento del sistema produttivo.
La formazione continua assume così la (sua) funzione industriale: sostiene l’adozione tecnologica, la qualità del lavoro, la produttività e la capacità delle PMI di affrontare le transizioni.
La questione progettuale diventa quindi concreta: costruire strumenti e sedi di governance in cui Regione, Fondi, imprese, formazione e ricerca possano programmare interventi a partire da una lettura condivisa delle trasformazioni.
Le capacità per rendere reale l’apprendimento distrettuale
La parola “ecosistema” rischia di restare astratta quando manca un’architettura capace di far lavorare insieme gli attori.
Un Ecosistema Territoriale delle Competenze Industriali richiede almeno quattro capacità: conoscere, programmare, finanziare, apprendere.
La conoscenza arriva dalla Labour Market Intelligence. La programmazione traduce i fabbisogni in priorità. Le risorse permettono di intervenire sulla filiera. L’apprendimento continuo consente di aggiornare strategie e strumenti sulla base dei risultati.
È su questo terreno che si colloca il laboratorio del Net Forum 2026, in programma a Firenze il 22 settembre. La scelta della Toscana richiama uno dei territori simbolo della tradizione distrettuale italiana e offre un contesto coerente per interrogarsi sulla possibile evoluzione di quel modello verso nuove forme di apprendimento territoriale.
Un laboratorio per trasformare l’idea in uno strumento
L’evento del 22 settembre nasce in collaborazione con FonARCom, chiamando al confronto anche Ministero del Lavoro, Regione Toscana, parti sociali e rappresentanze imprenditoriali. Il livello istituzionale dell’iniziativa riflette la natura della questione: costruire una governance delle competenze richiede il coordinamento di politiche, risorse e soggetti che operano su piani diversi.
Il workshop si trova nella fase di problem solving del percorso del Net Forum: uno spazio dedicato alla sperimentazione di soluzioni, modelli e strumenti operativi. L’obiettivo è verificare come possa prendere forma un Ecosistema Territoriale delle Competenze Industriali, fino all’ipotesi di un Avviso di Filiera Industriale Territoriale e di un Patto per le Competenze capace di coordinare stabilmente gli attori del sistema produttivo e formativo.
Firenze diventa così il luogo in cui una domanda di politica industriale prova a trasformarsi in un modello: come rendere il territorio una infrastruttura permanente per lo sviluppo delle competenze delle imprese?
Partecipare significa entrare nel merito delle soluzioni e contribuire alla costruzione di un modello territoriale capace di tradurre competenze, cooperazione e innovazione in nuova capacità industriale.

