Il settore dell’agricoltura come infrastruttura territoriale capace di connettere produzione, turismo, cultura, industria agroalimentare, formazione e politiche attive del lavoro. È questa la traiettoria emersa martedì 16 giugno, al Digital Apulia Lab della Fiera del Levante di Bari, dove si è svolto il laboratorio territoriale pugliese del Net Forum 2026 – International Work and Learning Forum, organizzato da S3.Studium in collaborazione con FondItalia e FederTerziario, con la partecipazione della Rete ITS Italy.
Il titolo dell’incontro, “Coltivare l’infrastruttura territoriale. Agricoltura, competenze e integrazione delle politiche per un nuovo modello di sviluppo territoriale”, ha dato subito la misura del confronto: non una riflessione astratta sul futuro del lavoro, ma uno spazio operativo per capire come rendere più stabili, coordinate e misurabili le politiche per la formazione e per l’occupazione.
La tappa di Bari rappresenta una traduzione territoriale del percorso avviato con il Net Forum e con il Patto di Capri in fase di definizione. Se Capri ha avuto il compito di raccogliere visioni e individuare priorità, Bari ha portato il confronto dentro un territorio specifico, la Puglia, assunto come laboratorio per sperimentare nuove alleanze tra Regione, Fondi interprofessionali, imprese, ITS Academy, enti di formazione e attori dello sviluppo locale.
“Con Bari il Net Forum porta il confronto sui territori. La sfida è costruire il tessuto connettivo che consenta alle eccellenze di diventare patrimonio comune e alle sperimentazioni di trasformarsi in strumenti stabili di sviluppo, competenze e qualità del lavoro”, ha sottolineato Antonello Calvaruso, Presidente del Net Forum.
Il risultato più concreto del confronto è l’ipotesi di un Avviso di Filiera Territoriale: non un bando per finanziare singoli corsi, ma un dispositivo di programmazione condivisa capace di collegare fabbisogni, risorse, attori e impatti.
Il laboratorio di Bari ha lavorato su quattro passaggi:
- leggere l’agricoltura come filiera territoriale allargata;
- collegare agricoltura, turismo, agroalimentare, cultura e servizi;
- integrare Regione, Fondi interprofessionali, ITS Academy, imprese ed enti di formazione;
- passare dalla formazione come risposta episodica alla formazione come programmazione territoriale.
L’agricoltura come piattaforma di connessione
Il punto di partenza del confronto è stato chiaro: l’agricoltura pugliese non può essere letta solo attraverso la produzione primaria. È paesaggio, identità, turismo, trasformazione alimentare, innovazione, comunità e lavoro. Proprio per questo può diventare una leva di sviluppo più ampia, capace di tenere insieme filiere diverse e di superare alcune fragilità strutturali, a partire dalla stagionalità e dalla frammentazione.
In questa direzione si sono inseriti gli interventi istituzionali e territoriali. Elisabetta Vaccarella, Consigliera della Regione Puglia, ha richiamato il valore sociale dell’agricoltura, ricordando come essa produca non solo cibo, ma anche territorialità, educazione alimentare e coesione sociale. Maurizio Renna, Presidente di FederTerziario Puglia, ha portato invece l’attenzione sul ruolo delle associazioni datoriali nel sostenere soprattutto micro e piccole imprese, che spesso faticano ad accedere da sole agli strumenti di innovazione, formazione e finanza agevolata.
Il nodo, emerso più volte durante il confronto, è proprio questo: trasformare un mosaico di esperienze positive in un sistema. La Puglia dispone di eccellenze produttive, formative e tecnologiche, ma la sfida consiste nel metterle in relazione, costruendo continuità tra agricoltura, turismo, trasformazione agroalimentare, servizi e competenze. In questa prospettiva la multifunzionalità agricola non è uno slogan, ma un problema di governance: richiede attori coordinati, dati condivisi, obiettivi comuni e strumenti capaci di misurare gli effetti prodotti.
Competenze, dati e nuove professioni
Uno dei contributi centrali è arrivato da Valentina Ferri, ricercatrice INAPP, che ha proposto una lettura fondata sui dati e sugli strumenti di Labour Market Intelligence. Dalla sua analisi è emersa un’immagine dell’agricoltura molto più complessa di quella tradizionale: da un lato un settore ancora segnato da stagionalità, contratti frammentati e professioni operative; dall’altro un’agricoltura sempre più tecnologica, attraversata da intelligenza artificiale, tracciabilità, qualità, sostenibilità e competenze tecnico-scientifiche.
Tre evidenze emergono dalla lettura dei fabbisogni:
- la domanda di lavoro agricola resta segnata da stagionalità e frammentazione contrattuale;
- l’innovazione tecnologica richiede figure capaci di usare dati, intelligenza artificiale, tracciabilità e sistemi digitali;
- la formazione deve anticipare le trasformazioni, non limitarsi a inseguire le urgenze di manodopera.
- il tema, quindi, non è soltanto “trovare manodopera”, ma capire quali competenze servano per accompagnare l’evoluzione delle filiere. Servono figure operative più qualificate, ma anche tecnici capaci di leggere dati, governare processi, usare tecnologie e contribuire all’innovazione dei prodotti e dei servizi. È un passaggio importante perché sposta la formazione da risposta episodica al fabbisogno immediato a strumento di programmazione territoriale.
Anche Marco Damiano, per l’Area Politiche del Lavoro di Unioncamere, ha confermato la difficoltà di reperimento nel settore primario, legata in particolare alla mancanza di candidati e all’invecchiamento della forza lavoro. Enzo Carella, Presidente di FederTerziario Turismo, ha invece insistito sulla necessità di considerare agricoltura e turismo come un’unica esperienza territoriale: non un elemento folkloristico, ma una filiera integrata che richiede competenze relazionali, digitali e manageriali.
ITS Academy e imprese: dalla formazione alla filiera delle competenze
La discussione ha confermato il ruolo degli ITS Academy come infrastruttura di collegamento tra giovani, imprese e innovazione. Euclide Della Vista ha mostrato come la tecnologia attraversi ormai tutte le filiere, dall’agricoltura al turismo, mentre Marialaura Cosimi ed Ettore Acerra hanno richiamato la necessità di rendere l’offerta tecnica superiore sempre più coerente con i fabbisogni territoriali e di filiera. La collaborazione tra Stato, Regioni, imprese, Fondi interprofessionali e sistema formativo diventa quindi una condizione essenziale per trasformare gli ITS in una vera infrastruttura nazionale delle competenze.
La sessione dedicata ai modelli, coordinata da Ugo Calvaruso, ha poi portato il confronto su un terreno molto concreto, mettendo insieme i diversi punti di vista della filiera delle competenze: quello degli ITS Academy, con Francesco Casillo e Giuseppa Antonaci; quello delle imprese, con Filippo Pacione e Gianluca Dell’Antoglietta; quello degli enti di formazione, con Edda Laterza. Ne è emersa una richiesta comune: superare la logica del corso isolato e costruire percorsi capaci di accompagnare filiere integrate, continuità occupazionale, innovazione e crescita delle imprese.
Le imprese chiedono profili più flessibili, capaci di lavorare lungo filiere integrate e di accompagnare processi che non si esauriscono nel tempo della raccolta o nella singola mansione.
A rafforzare questo passaggio è stato anche Nicola Patrizi, Presidente di FederTerziario, che ha richiamato la comunanza tra ITS Academy e Fondi interprofessionali: entrambi funzionano quando riescono ad avvicinare formazione e imprese, soprattutto nel caso delle micro e piccole realtà produttive.
Verso un modello di Avviso di Filiera Territoriale
L’Avviso di Filiera Territoriale è una proposta emersa dal laboratorio di Bari per superare la logica dei singoli corsi finanziati e costruire interventi formativi legati a una filiera concreta. Nel caso pugliese, il riferimento è all’integrazione tra agricoltura, agroalimentare, turismo, cultura e servizi territoriali.
La parte conclusiva dell’incontro ha portato il confronto sul terreno operativo: come costruire un modello stabile di collaborazione tra Regione Puglia e Fondi interprofessionali. Dal dialogo tra Silvia Pellegrini, per la Direzione Politiche del Lavoro, Istruzione e Formazione della Regione Puglia, ed Egidio Sangue, Direttore di FondItalia, è emersa l’idea di un possibile Avviso di Filiera non come semplice bando per finanziare corsi, ma come strumento per collegare politiche attive, formazione continua, imprese, ITS Academy e fabbisogni reali del territorio.
Pellegrini ha richiamato l’esperienza della Regione Puglia nel tenere insieme lavoro, formazione, istruzione e imprese, valorizzando strumenti di lettura dei fabbisogni e percorsi di apprendimento permanente. Sangue ha rilanciato la necessità di una logica pattizia, capace di evitare interventi separati sugli stessi territori e di aiutare soprattutto le micro e piccole imprese a leggere non solo i bisogni immediati, ma anche gli scenari di sviluppo e gli investimenti regionali.
Un Avviso di Filiera dovrebbe prevedere:
• una filiera concreta di riferimento;
• una rete territoriale di imprese, ITS Academy, enti, associazioni e istituzioni;
• dati condivisi per leggere fabbisogni, scenari e trasformazioni professionali;
• integrazione tra risorse regionali, Fondi interprofessionali e strumenti nazionali;
• indicatori di risultato su occupazione, competenze, continuità lavorativa e innovazione.
Il modello emerso a Bari prevede quindi un passaggio netto: dai corsi isolati a un ecosistema territoriale delle competenze. Non solo formazione, quindi, ma un dispositivo di programmazione condivisa, capace di collegare risorse pubbliche e private, accompagnare le transizioni produttive e misurare l’impatto degli interventi su occupazione, competenze e competitività delle imprese.
Dalla rendicontazione all’impatto
È un passaggio rilevante perché prova a rispondere a una delle criticità più ricorrenti nelle politiche formative: la distanza tra programmazione e risultati reali. Troppo spesso gli interventi restano legati a singoli bandi, scadenze o misure isolate. Il laboratorio di Bari ha invece proposto una direzione diversa: costruire piattaforme territoriali integrate, dove formazione continua, politiche attive, ITS Academy, imprese e programmazione regionale lavorino intorno a obiettivi comuni.
La logica della sperimentazione è semplice: partire dai dati sui fabbisogni, coinvolgere gli attori della filiera, progettare percorsi formativi integrati, collegare risorse pubbliche e Fondi interprofessionali, misurare gli effetti su occupazione, competenze e competitività. Solo così la formazione può passare da costo rendicontato a investimento territoriale valutabile.
Gli impatti da misurare dovrebbero riguardare:
- numero di imprese coinvolte, con attenzione a micro e piccole imprese;
- lavoratori formati, riqualificati o stabilizzati;
- competenze acquisite, certificate o riconosciute;
- riduzione del mismatch tra fabbisogni e offerta formativa;
- continuità occupazionale oltre la stagionalità;
- innovazioni introdotte nei processi produttivi o organizzativi.
“Servono politiche costruite sui dati, orientate ai risultati e capaci di ascoltare imprese, territori e giovani. La formazione diventa efficace quando riesce a trasformare le analisi in scelte operative e le alleanze in responsabilità condivise”, ha evidenziato Massimo Temussi, Direttore delle Politiche del Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il metodo Net Forum: dal confronto alla proposta
Da Bari emerge una direzione chiara: le politiche per il lavoro e la formazione non possono più procedere per compartimenti stagni. Agricoltura, turismo, industria agroalimentare, istruzione tecnica superiore, formazione continua e politiche attive devono essere pensate come parti di un unico ecosistema territoriale.
È questa la funzione che il Net Forum sta assumendo nel percorso verso il 2026: non solo luogo di confronto, ma laboratorio permanente di policy, capace di trasformare idee, dati ed esperienze in proposte operative. Dopo Capri, Bari segna l’avvio di una fase più concreta: il Patto diventa sperimentazione, la sperimentazione diventa modello e il modello può diventare politica pubblica.
Il punto non è aggiungere un nuovo tavolo agli strumenti già esistenti, ma costruire le condizioni perché quegli strumenti funzionino insieme. La qualità delle politiche formative si gioca oggi nella capacità di tenere insieme analisi dei fabbisogni, progettazione, finanziamento, accompagnamento, certificazione e valutazione degli impatti.
La Puglia, in questo quadro, non è solo il contesto dell’incontro. È il territorio in cui verificare, attraverso una sperimentazione concreta, se la cooperazione tra istituzioni, Fondi, imprese e sistema formativo possa generare effetti misurabili su continuità occupazionale, qualità delle competenze e competitività delle filiere.
Cos’è l’Avviso di Filiera Territoriale
L’Avviso di Filiera Territoriale è una proposta emersa dal laboratorio di Bari per superare la logica dei singoli corsi finanziati e costruire interventi formativi legati a una filiera concreta. Nel caso pugliese, il riferimento è all’integrazione tra agricoltura, agroalimentare, turismo, cultura e servizi territoriali.
L’idea è mettere allo stesso tavolo Regione, Fondi interprofessionali, imprese, ITS Academy, enti di formazione e attori locali, partendo dai fabbisogni reali del territorio e dagli scenari di sviluppo. Non solo formazione, quindi, ma un dispositivo di programmazione condivisa, capace di collegare risorse pubbliche e private, accompagnare le transizioni produttive e misurare l’impatto degli interventi su occupazione, competenze e competitività delle imprese.



























